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Ti senti fuori posto anche quando ce la fai? Forse sei una multipotenziale con la Sindrome dell’Impostore

Scrivo queste righe con la speranza che possano toccare il cuore di quante più donne possibile, perché in quasi tutti i percorsi che intraprendo con donne brillanti e sensibili, ad un certo punto accade qualcosa: il lavoro si ferma.

Non per mancanza di idee, né di capacità, ma per una voce sottile, insistente, che dice: “Non sei abbastanza.”

Quella voce ha un nome: è la Sindrome dell’Impostore.

Quando emerge davvero la sindrome dell’impostore?

Non arriva quando resti ferma.
Arriva quando ti muovi.

Si presenta proprio mentre stai facendo qualcosa che ti assomiglia davvero. Quando esci dal conosciuto. Quando provi a costruire uno spazio che parli la tua lingua interiore.

È allora che compare, con frasi che suonano così familiari:

  • “Chi sei tu per parlare di questo?”
  • “Davvero pensi che qualcuno pagherebbe per ascoltarti?”
  • “Non sei abbastanza preparata.”
  • “Ci sono persone molto più brave.”

Quella voce però non sei tu.

È solo paura.
Una paura che cerca di proteggerti, di evitarti il giudizio o il fallimento.
Ma nel farlo… ti limita.
Ti tiene piccola.
Ti spinge a dubitare proprio nei momenti in cui stai emergendo con autenticità.

Se sei multipotenziale, forse la conosci bene

Perché hai tante passioni, strade diverse alle spalle, interessi che non si incastrano in una casella precisa. E a volte, proprio questo ti fa credere di non essere “abbastanza” in nulla.
Ma è una bugia.

La verità è che:

  • Hai studiato. Hai fatto esperienze diverse, ricche, trasversali.
  • Hai un ascolto profondo, e sai vedere oltre le parole.
  • Hai visione e il coraggio di creare qualcosa che sia tuo.

Queste non sono mancanze.
Sono doni e sì, non sono scritti nei manuali, ma fanno la differenza.

Anche io ci sono passata

Quando ho iniziato avevo idee forti, ma anche tante domande.
Ogni volta che pensavo di uscire allo scoperto, quella voce si faceva sentire, mi chiedevo: “Ma chi sei tu per guidare altre donne?” “E se poi sbaglio?”

Poi ho capito: non era una mancanza di competenze.
Era una mancanza di fiducia e che quella voce si zittisce, ogni volta che si agisce. Anche tremando.

Il primo webinar l’ho fatto con le mani sudate.
Ho pubblicato il primo post chiedendomi se sarebbe mai interessato a qualcuno quello che stavo per condividere.
Ho incontrato clienti che poi mi hanno detto: “Il tuo aiuto è fondamentale.”

E lì ho capito: il modo migliore per disinnescare la Sindrome dell’Impostore è fare il primo passo.

Se ti senti bloccata…

Non c’è nulla di sbagliato in te.
Anzi.
Se quella voce si fa sentire, è perché stai facendo qualcosa che conta.
La Sindrome dell’Impostore non si manifesta in chi sta fermo, ma in chi si sta muovendo verso la propria verità.

Prova così:

Riconosci la voce della paura: Non scacciarla. Guardala e dille: “Ti vedo. Ma scelgo di andare avanti.”
Fai l’elenco delle tue vittorie: Anche quelle minuscole. Un grazie ricevuto. Un contenuto che hai pubblicato. Una persona che hai aiutato. Tienili dove puoi rileggerli.
Parlane: La vergogna si scioglie quando viene accolta. Dirlo ad alta voce a una persona che ti comprende fa già metà del lavoro.
Fai un gesto piccolo ma concreto: Una mail. Un contenuto. Una call. Ogni azione sposta un pezzo del muro.

Alcune suggestioni che possono aiutarti:

Se ti capita di avere dubbi su te stessa, ricorda questo: se fossi davvero un impostore, non ti preoccuperesti di esserlo. Il dubbio non nasce da incompetenza, ma dalla cura. Se ti interroghi è perché ti importa, perché vuoi fare le cose bene, con responsabilità e amore.

Poi, sappi che non sei sola. Anche le persone che ammiri, che ti sembrano così sicure e affermate, hanno attraversato quella stessa voce interiore. Hanno avuto paura, si sono sentite fuori posto, ma non si sono fermate. Hanno continuato.

La Sindrome dell’Impostore si nutre di perfezionismo, paragoni, aspettative irrealistiche, ma si indebolisce ogni volta che scegli la verità. Ogni volta che resti presente a te stessa. Ogni volta che agisci anche se tremi un po’.

Non devi dimostrare nulla a nessuno. Non c’è un pubblico da convincere, solo un cuore da ascoltare: il tuo.

E non servono grandi salti nel vuoto. Bastano piccoli passi sentiti, coerenti, autentici. Quei passi che, uno dopo l’altro, ti porteranno dove vuoi arrivare — nel tuo modo, con i tuoi tempi.

Hai tutto ciò che ti serve per creare qualcosa di bello, di utile e soprattutto, qualcosa che sia sostenibile per te.

Io ti vedo e sono qui per ricordartelo, ogni volta che ne avrai bisogno.

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