Hai mai sentito di stare in una relazione — o in un progetto — che ti stringe, ti toglie respiro, ma da cui non riesci ad andartene?
A volte è l’amore, altre volte è il lavoro o un’amicizia, una collaborazione, una scelta di vita.
All’inizio sembra promettente. Poi arrivano i segnali, ma tu li ignori. Perché vuoi far funzionare le cose. Perché non puoi
mollare adesso.
Eppure, qualcosa dentro si spezza.
Oggi ti racconto una storia che parla di questo.
Di quella zona grigia in cui molte di noi, donne, mamme, multipotenziali, ci siamo trovate almeno una volta e ti lascio una domanda potente: che prezzo stai pagando per restare dove non ti somigli più?
Uno spettacolo che ti entra dentro (e ti risveglia)
C’è un momento, nello spettacolo “Resta” di Elena Borgogni, che mi ha colpito particolarmente. Un momento in cui il cuore si stringe, perché quella scena – esasperata, teatrale, disturbante – racconta qualcosa di intimamente vero.
E’ la storia di Poul, il protagonista, con una ragazza che incontra una sera, giovane e piena di speranze. Lui, figlio di un trauma generazionale, è magnetico, brillante, ma anche sfuggente, rigido, impenetrabile. Lei si innamora e quando si ama, spesso si perdona. Si normalizza. Si spera.
Finché un giorno, lui esplode e lei capisce. Ha paura. Non sa ancora cosa fare…
In quelle dinamiche, ho rivisto qualcosa di mio: in quel senso di dover salvare, di dover fare andare bene, di portare avanti una relazione, una collaborazione anche quando dentro sentivo che qualcosa si stava spegnendo.
Quella zona grigia: quando senti che non puoi restare, ma nemmeno andartene
Non è solo una questione di amore. È una dinamica profonda di adattamento inconscio.
Un nodo che si forma quando cresci imparando a non deludere, a far funzionare tutto, a essere “capace”, anche a costo di perderti.
Spesso donne sensibili e brillanti, hanno questa stessa tendenza anche nel lavoro.
Iniziano progetti, relazioni professionali, collaborazioni… che sembrano perfette, stimolanti.
Ma poi arrivano i segnali: qualcosa non quadra.
Il ritmo è troppo veloce.
Le richieste non rispettano i tuoi tempi, i tuoi valori.
Ti senti stretta, come se dovessi sempre dimostrare di valere, di essere all’altezza, ma mollare sembra un fallimento.
E così resti.
Resti in un’attività che non ti rappresenta più.
In una strategia che non ti somiglia.
In una vita che non hai scelto davvero.
Relazioni, progetti, collaborazioni: il velo invisibile che ci trattiene
È una responsabilità che molte di noi si portano addosso da sempre: quella di non rompere l’incantesimo.
Eppure, certe volte, la cosa più potente che possiamo fare è proprio rompere.
Dire “mi dispiace, ma non resto”.
Non per fuggire, ma per tornare a casa, a noi stesse.
Oggi voglio lasciarti con alcune domande che possono aiutarti a fare chiarezza:
- Ti è mai capitato di restare in una relazione (di coppia, di lavoro, di amicizia) solo perché pensavi di doverla far funzionare?
- Cosa ti ha impedito di andartene?
- Cosa hai temuto di perdere?
- E se invece lasciare andare fosse stato l’inizio di qualcosa di nuovo?
Da dove si riparte?
Ripartire non è facile.
Ci vuole il coraggio di guardare in faccia il vuoto.
Ma anche l’amore di ritrovarsi.
E se quel progetto, quella relazione, quella identità… non torneranno più?
Allora è il momento di costruire qualcosa di nuovo.
E sai una cosa?
Lo puoi fare. Anche a piccoli passi.
Se ti va, raccontamelo. Scrivimi. Condividi.
Siamo tante, e spesso ci sentiamo sole, solo perché nessuno ci ha detto che anche il coraggio può essere fragile e andare via può essere un atto d’amore – per sé.
Ritrovarti, ricostruirti e rinascere
Nel mio lavoro con le donne che hanno tante idee, tante passioni e tanti progetti, queste domande tornano spesso.
Per questo ho creato uno spazio in cui puoi fermarti, ascoltarti e cominciare a scegliere davvero per te.
Se senti che sei in una fase di passaggio, se qualcosa ti chiama, ma non sai ancora come rispondere… potremmo
iniziare da lì.
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Elisabetta


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