Ci sono momenti in cui, nonostante tutta la passione e l’entusiasmo con cui abbiamo iniziato un progetto, ci ritroviamo improvvisamente senza fiato.
Ti capita di guardare quello che stai costruendo e pensare: “È troppo. Non ce la farò mai.”?
Se ti senti così, ti capisco profondamente.
Non sei sola: ci sono passata tante volte anch’io. Succede quasi sempre dopo quella fase iniziale piena di luce ed energia, quando tutto sembra possibile. All’inizio le idee si moltiplicano, gli incontri generano altri incontri, le connessioni aprono nuove strade. È come una spirale che cresce e si arricchisce, ed è bellissimo.
Poi arriva il momento della concretezza.
Bisogna “sporcarsi le mani”, organizzare, scegliere, portare a terra i dettagli, entrano in gioco le routine e proprio lì, quando il progetto prende corpo, capita di sentirsi sovraccariche.
È un paradosso: da una parte il progetto cresce bene, dall’altra tu hai la sensazione di perderne il controllo.
Fermarsi non significa fallire
La verità è che spesso dimentichiamo una cosa così banale, ma che capita davvero spesso: non possiamo essere dieci persone in una.
Se sei da sola o con un piccolo team, non puoi pretendere di portare avanti un progetto come se fossi un’intera azienda. È naturale che, a un certo punto, tutto sembri troppo e non c’è nulla di male nel fermarsi.
Anzi, fermarsi è un atto di lucidità e di amore verso te stessa.
È il momento in cui puoi ridimensionare, respirare e tornare all’essenza di quello che volevi fare.
Ritorna alla tua mappa
Per questo tengo sempre una mappa scritta dei miei progetti.
Perché quando arriva il sovraccarico, la testa si riempie di rumore e diventa difficile distinguere le priorità. Tornare a rileggere quello che avevo scritto nei momenti di entusiasmo e di chiarezza mi aiuta a ricordare il punto di partenza.
Spesso basta chiedersi: “Qual era l’obiettivo semplice e concreto con cui ho iniziato?” E ripartire da lì, lasciando in sospeso le idee più grandi per quando avrai più risorse o più energia.
Non è rinuncia, è strategia.
Riscrivere le priorità
Come abbiamo visto, quando sei sovraccarica, il rischio più grande è perdere di vista l’obiettivo originario. Ti ritrovi con una lista infinita di cose da fare, tutte apparentemente urgenti e la mente corre in mille direzioni senza trovare appigli.
In questi momenti, ciò che aiuta davvero è fermarsi e chiedersi: “Qual è la priorità adesso?”
La priorità non è sempre la cosa più piacevole, ma quella che ti apre la strada a tutto il resto. A volte è un cliente da richiamare, altre volte un compito che libera tempo o risorse.
Non serve fare cento cose: bisogna provare a scegliere quella che rende più leggero il passo successivo. Anche se spesso la cosa da fare non è scritta in grassetto e illuminata a neon.
Il tempo giusto per riprendere fiato
Sì, serve tempo, lo dico sempre, ma non un tempo infinito.
Una pausa può durare due, tre o quattro settimane: il giusto per ricaricarti, riorganizzarti e guardare le cose con occhi nuovi. Se il tempo si dilata troppo, rischia di diventare immobilità.
In quella pausa puoi fare spazio alle attività che ti nutrono davvero: leggere un libro leggero, fare una passeggiata, ballare, disegnare, cucinare. Non serve che sia qualcosa di “utile”, basta che ti faccia sentire viva.
Per esempio, mi sono riscoperta lettrice incallita di romanzi. Mi stampano un sorriso in faccia dall’inizio alla fine e mi rilassano.
Anche solo quindici minuti al giorno: il tempo di cui il corpo e la mente hanno bisogno per ritrovare energia e lucidità.
Lasciati sostenere
So che nei momenti di crisi la tentazione è isolarsi, ma non sottovalutare il potere della leggerezza condivisa.
Passare del tempo con un’amica, anche solo per ridere e distrarsi, può diventare un’ancora alla realtà. Puoi anche dirlo chiaramente: “In questo momento non ho voglia di discorsi pesanti, ho bisogno di stare leggera.”
Non è debolezza, è un modo per proteggerti e permettere agli altri di esserci nel modo giusto.
Ricorda: il sostegno non deve arrivare solo dalle persone care.
A volte affidarsi a un professionista può fare la differenza. Che sia una mentor, una coach, uno counselor o una figura di riferimento, avere qualcuno che ti ascolta e ti guida, ti aiuta a dare ordine, a ridimensionare i pesi ed a portare avanti i tuoi progetti con maggiore chiarezza e serenità.
Non sei meno capace se chiedi aiuto: sei più saggia, perché scegli di non affrontare tutto da sola.
Scrivi per ritrovare chiarezza
Un altro strumento che mi ha aiutato molto è scrivere.
Non solo gli obiettivi, ma anche le emozioni.
Dare un nome a quello che senti, raccontare cosa lo ha fatto nascere, è un modo per liberarlo dalla mente e osservarlo da fuori.
Col tempo, rileggere quelle parole diventa un atto di consapevolezza potente: ti accorgi di quanta strada hai fatto.
Il richiamo della natura
Ogni volta che mi sento davvero persa, la natura mi riporta a casa.
Camminare in un bosco, annusare il muschio, ascoltare il canto degli uccelli o il fruscio delle foglie: sono gesti semplici che riconnettono a quella parte primordiale che in città dimentichiamo.
Se riesci, regalati momenti così.
Non devi “fare” nulla, solo esserci.
Liberati dal giudizio degli altri
Un altro peso che aumenta il sovraccarico è il giudizio esterno. Le aspettative delle persone intorno a te — familiari, colleghi, amici — possono farti sentire sbagliata, in ritardo o non abbastanza.
Ricorda: il tuo percorso non è paragonabile a quello di nessun altro.
Sei arrivata qui con la tua storia, le tue esperienze, il tuo carattere, il tuo bagaglio familiare e culturale. Nessuno ha il diritto di sminuire il cammino che hai fatto.
Puoi accogliere l’incoraggiamento e i consigli di chi stimi, certo, ma tutto il resto lascialo andare. Non trasformare le voci esterne in catene interiori: fregatene delle aspettative degli altri e ascolta la tua.
Segui il tuo flusso
Infine, ricordati che essere multipotenziale significa avere tante idee, tante possibilità. Non tutte devono prendere forma subito.
Seguire il flusso non vuol dire farsi trascinare a caso, ma imparare a riconoscere ciò che è davvero tuo e lasciare andare il resto.
È un atto di libertà, non di rinuncia.
Una carezza finale
Il sovraccarico non è la fine del percorso, ma l’inizio di una nuova consapevolezza.
Se senti il bisogno di condividere questo cammino con altre donne come te, il Lumia Circle è il luogo giusto: uno spazio in cui portare le tue domande, i tuoi dubbi, le tue idee e trasformare il sovraccarico in chiarezza, passo dopo passo.
Non c’è bisogno di affrontare tutto da sola: se ti va di unirti, iscriviti alla newsletter.
Riceverai in regalo un workbook speciale, pensato per raccogliere le tue intuizioni, seguire la progressione del lavoro fatto finora e fare una verifica concreta del percorso che stai portando avanti.
Ti aspetto, con cuore e visione,
Elisabetta


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